domenica 30 marzo 2014

Trama

L'eroina è Gervaise Macquart, provenzale originaria di Plassans, che ha seguito il suo amante, il cappellaio Auguste  Lantier a Parigi con i suoi due figli Claude ed Étienne. Ben presto, Lantier, pigro ed infedele, abbandona Gervaise, non   sopportando di vivere nella miseria. La giovane donna diventa lavandaia ed accetta di sposare Coupeau, uno stagnaro che non ama realmente ma al quale finisce per cedere sia per stanchezza che per debolezza. Avranno una figlia, Nana, eroina di un altro romanzo del Rougon-Macquart.
Gervaise grazie al suo vicino Goujet, un maniscalco innamorato di lei ma che non osa rivelarle il suo amore, compera una lavanderia che gli permette molto rapidamente di acquisire una certa libertà nonostante il fatto che Coupeau, caduto da un tetto dove lavorava, sia ormai per essa un carico più che una fonte di redditi.
La situazione si deteriora sempre   più  con il ritorno di Lantier, che Coupeau accetta di alloggiare sotto il suo tetto e che ridiventa l’amante di Gervaise. Coupeau, sobrio prima dell’incidente, beve sempre più, e Gervaise finisce a sua volta per sprofondare  nell'alcolismo. Contrae debiti che gli procurano grane giudiziarie. Di confisca in confisca, Gervaise perde il suo commercio e finisce in  miseria. Dopo avere visto morire Coupeau, finisce sulla strada dove tenta anche di prostituirsi prima di morire di stenti  in una nicchia  situata sotto la scala principale dello stabile in Rue de la Goutte-d’Or. Così, dopo avere gustato la speranza di una vita felice e prospera, Gervaise cade nel vizio, nel fango, che sigilla in modo crudo e freddo questo romanzo, esemplare perfetto di letteratura naturalista.

Contesto storico-geografico del libro

Il romanzo parla del popolo, dell’ operaio, all'occorrenza degli operai-artigiani dei sobborghi parigini all'epoca del Secondo Impero francese (1852-1870). Ed è proprio l’epoca dei sobborghi durante della rivoluzione industriale in Francia a tenere la scena dell' Assommoir, quel margine urbano che non ha più nulla dell’aria di campagna ed è tuttavia condannato ad essere escluso dalle comodità della vita cittadina. E’ lo sguardo sulle case di gesso del grigio pendio di Montmartre, è il cromatismo delle facciate scure su cui si incrosta la povertà, della luce impastata al fumo e al fango delle strade dove affacciano i laboratori, delle notti di ubriachezza e prostituzione in cui finiscono per scivolare le vite di tutti. E’ un’opera la cui intera concezione è dominata dalla struttura di uno spazio e dall’edificazione immaginaria dei luoghi e delle case. Una vera e propria cellula viene ad esserne il centro: la piccola bottega blu di Gervaise Coupeau. Questa bottega è situata nel contempo nel cuore di un grande caseggiato(dove vivono quasi tutti gli attori del romanzo) e della rue de la Goutte-d’Or (cioè del “quartiere”). Essa costituisce inoltre il punto mediano tra le successive abitazioni della donna: camera sordida dell’Hotel Boncoeur (occupata nei capitoli I,II,III), grazioso appartamento della rue Nueve (capitolo IV), la bottega (capitolo V,VI,VII,VIII,IX), le due stanzette del sesto piano (X,XI,XII) e per finire la nicchia di Compare Bru(capitolo XIII). Conosce la sua apoteosi nel capitolo centrale, il settimo, la cui azione è completamente chiusa nella lavanderia e che, in occasione della festa di Gervaise, riunisce tutti i personaggi. Attorno a questo perno si articolano altri luoghi diversamente connotati. Da una parte alcuni locali dall’aspetto di antri o di sotterranei: il grande lavatoio, la forgia di Goujet, l’officina dei Lorilleaux, la bettola con il suo alambicco; dall’altra i grandi spazi aperti di Parigi dove avvengono le nozze e la corsa disperata della donna. Questi luoghi, queste abitazioni, e gli itinerari che li uniscono, sono ben più che supporti dell’azione; in un modo o nell’altro essi sono pertinenti allo scopo dell’azione.

Rue de la Goutte-d'Or




Curiosità

Il perché del titolo:


Nell’abbozzo preparatorio (in cui il titolo previsto era La semplice vita di Gervaise Macquart) Zola sottolinea la ‘semplicità’ poco romanzesca dell’opera. Ma già al momento della pubblicazione a puntate, nel 1876, compare il titolo definitivo, molto più a effetto: assommoir (termine intraducibile: in italiano si direbbe, alla lettera, «scannatoio», o «ammazzatoio») è infatti una parola del'argot (leggi argò, gergo) popolare parigino  che indica le distillerie di infimo grado, nelle quali si produceva e distribuiva l’acquavite a basso costo (dove ‘ci si ammazza’ a forza di bere, insomma); con la maiuscola, si riferisce a un locale preciso, una bettola situata al centro del quartiere operaio di Belleville. Si tratta dunque di un titolo denso di implicazioni: annuncia la scelta linguistica fondamentale del romanzo (l’uso dell’argot parigino), dichiara quale sarà il centro simbolico dello spazio romanzesco (la bettola gestita da 'papà' Colombe il cui nome è ironico poiché la colomba porta la pace mentre quest'ultimo rende la gente violenta e sparge la disgrazia nella classe operaia. In mezzo al caffè di Colombe, troneggia l'alambicco famoso, una macchina infernale che Zola trasforma  lungo il  romanzo, in un mostro, un tornado nel  quale tutti finiscono per affogare), anticipa il tema centrale (la degenerazione e la violenza connesse all'abuso di alcool).

L'assommoir del Perè Colombe

Un capolavoro criticato:

Pubblicato a puntate nel 1876 e in volume nel 1877, l’Assommoir è uno dei più grandi successi del secondo Ottocento, anche se lo straordinario favore da parte del pubblico è accompagnato da critiche feroci, e di segno opposto: i benpensanti borghesi contestano le scene di degrado fisico e morale (accusando Zola di pornografia e di oltraggio al pudore), gli intellettuali di sinistra vi leggono un insulto nei confronti del popolo, e persino Victor Hugo lo definì un «romanzo brutto», perché «mostra compiaciuto le orride piaghe della miseria». Quale routine, d’altronde, quale conformismo era in grado di sopportare lo spettacolo di quel linguaggio triviale e la vista di quei personaggi volgari? E come disprezzare i pregiudizi così radicalmente da ammettere questi dettagli crudi, questi costumi degradati, questo interesse sincero per una classe sociale in servitù? La  vigorosa verità del romanzo, la sua intensa poesia venivano ad essere cancellate, eccetto che agli occhi di alcuni chiaroveggenti: Huysmas, Mallarmè e Bourget.

Nota dell’autore sull’Assommoir:

…”Quando l’Assommoir apparve a puntate su un giornale, fu attaccato con brutalità senza esempio, denunciato, accusato di ogni sorta di obbrobri. E’ necessario ch’io esponga qui, in poche righe, le mie intenzioni di scrittore? Ho inteso dipingere il fatale decadere di una famiglia operaia, nell’ambiente appestato dei nostri sobborghi. Dall’abitudine di sborniarsi e dall’infingardaggine, provengo il rilassamento dei legami della famiglia, le sozzurre della promiscuità, il progressivo oblio dei sentimenti di onestà, e più in li ancora, a mo’ di catastrofe, la vergogna e la morte. Si tratta puramente e semplicemente della morale in atto.(…)Non ho la minima intenzione di difendermi, d’altronde. Mi difenderà la mia opera. E’ un’opera di verità, il primo romanzo sul popolo che non mentisca e che abbia odor di popolo. Non se ne deve concludere che il popolo sia tutto cattivo, giacché i miei personaggi non sono cattivi; non sono che ignoranti e corrotti dall’ambiente di penoso lavoro e miseria in cui vivono. Senonché i miei romanzi bisognerebbe leggerli, capirli, vederne chiaramente l’insieme, prima di pronunciare i giudizi bell’e fatti, grotteschi e odiosi che circolano sulla mia persona e sulla mia opera.”…  
Parigi 1 Gennaio 1877.


Zola da romanziere a ‘’pittore’’:

Critico letterario e artistico, Zola difende l’arte contemporanea e la pittura anticonformista dei seguaci dell’impressionismo. Gli scorci di Parigi e i paesaggi che descrive con accuratezza nei romanzi sono gli stessi dipinti dagli amici pittori. Emile Zola, amico di gioventù di Cézanne, manifesta molto presto una grande attenzione per la pittura. Si interessa soprattutto agli artisti che la critica ufficiale disapprova. Nel 1866, scrive un articolo in favore di Manet e lo difende di nuovo l'anno seguente in occasione di una sua mostra personale organizzata a margine dell'Esposizione Universale. Come forma di ringraziamento, Manet propone all'autore di fare il suo ritratto.


Edouard Manet (1832-1883), Emile Zola, 1868, olio su tela, cm 146.5x114


Scrive Henri Mitterand:


…”Sono i suoi amici Chaillan, Cezannè, Bazille, Manet, Pissarro, Renoir, Fantin-Latour che gli hanno insegnato a vedere la vita moderna e a vederla con l’occhio del pittore, abile a cogliere il gioco delle forme, dei colori, degli istanti e delle illuminazioni. Il modo di procedere di Zola, che parte come i suoi amici alla ricerca del motivo, che traccia alcuni schizzi su un taccuino da cui nascerà dopo sistemazioni e ricomposizioni la pagina definitiva, è esattamente quello dei pittori en plein air”.

L'autore




Émile Zola, scrittore francese (Parigi 1840 - ivi 1902). Affermatosi dapprima come critico d'arte, difese l'impressionismo. Teorico del naturalismo, ne offrì un modello esemplare nella sua opera narrativa: da Teresa Raquin (1868) al ciclo Les Rougon-Macquart, sous le Second Empire (1871-93), che comprende L'Assommoir (1877 histoire naturelle et sociale d'une famille) e Germinal (1885), i romanzi di Z. costituiscono un immenso affresco della società del tempo, osservata con rigore scientifico e con una scrupolosa ricognizione storica, sociologica, linguistica. Di convinzioni repubblicane, nell'affaire Dreyfus Z. prese posizione a favore dell'innocente: celebre è la lettera aperta nota con il titolo J'Accuse (1898).




Il suo pensiero sul ruolo dello scrittore:

…”Il romanziere come lo scienziato deve essere insieme osservatore e sperimentatore, considera l’arte come una riproduzione oggettiva del reale governata dalle leggi della natura, rivendica l’impiego morale dello scrittore che, mettendo in luce le cause dei fenomeni sociali, deve indurre la società stessa a intervenire per modificarli e migliorarli.”…